I could not explain why but tonight I’m feeling like Detective Linden staring at an upcoming death. 
When the last breath has no more air to get out.
She can’t leave invisible the despair,
she close her mouth but not her eyes.
Be a witness of the pain and its consequences 
it is what she is.

I could not explain why but tonight I’m feeling like Detective Linden staring at an upcoming death. 

When the last breath has no more air to get out.

She can’t leave invisible the despair,

she close her mouth but not her eyes.

Be a witness of the pain and its consequences 

it is what she is.

Just add to my screening wishlist!

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Cracks in Time - Michal Rovner (2012)
E poi arrivi lì in quella stanza buia, enorme in una giornata di sole. Dentro un Castello, divenuto Museo al riparo dai rumori della città, ma non dalla sua foschia. Cerchi la Mole senza riuscire a scovarla. Sei in un non-luogo al di sopra di tutto, in questo punto inesatto fruisci l’Arte nel suo essere fuori dal tempo e nello spazio.
Il buio di quella stanza ti avvolge, nemmeno t’accorgi (ne ti ricordi) che nella stanza adiacente c’è bisogno di tutta la luce delle grandi finestre perchè l’opera in essa vibri della sua potenza propria.
In quel buio un loop cadenzato di passi in progressi senza pace battono il suolo senza tregua, senza fare altro rumore, che non sia il pestare, sono inesorabili. In un’unica soluzione di continuità.
L’andare compone una texture di corpi in movimento,
linee stratificate di corpi in marcia,
silhouette color del fango percorrono la parete bianca,
ad avvicinarsi troppo a quel muro, i corpi si deformano in filo spinato. la crudeltà inaudita dell’Uomo è dietro o forse dentro ogni simulacro.
Da profugo esodato ad auguzzino, il passo può essere breve e repentino quanto un battito d’ali di colibrì.
Sulla spianata di centinaia di corpi in viaggio si stagliano due ombre, una è certamente una donna velata, tiene per mano una seconsa figura più piccola e regolarmente se ne distacca a simulare quel dolore profondo, racchiuso in un gesto piccolo delle mani.
Quando il distacco è compiuto un accidente emerge dalla texture stessa, scuotendo la regolarità del movimento. Eccole le crepe, percorrono lo superficie con la potenza di un virus. Niente può tornare ad essere lineare.
Impossibile far vincere l’illusione di una soluzione. Se alla disperazione può esserci una fine solo il futuro potrà esserne testimone.
La provenienza mediorientale dell’opera ha il suo indizio chiave nella donna velata, ma quando la descrizione indica il punto preciso di creazione dell’opera tutto acquisisce il senso.
Il luogo, lo spazio dell’opera è Tel Aviv.
Il senso si compie, nell’accezione univoca del termine.
Nello stesso tempo il geroglifico diviene accessibile.
Grazie Michal. 

Cracks in Time - Michal Rovner (2012)

E poi arrivi lì in quella stanza buia, enorme in una giornata di sole. Dentro un Castello, divenuto Museo al riparo dai rumori della città, ma non dalla sua foschia. Cerchi la Mole senza riuscire a scovarla. Sei in un non-luogo al di sopra di tutto, in questo punto inesatto fruisci l’Arte nel suo essere fuori dal tempo e nello spazio.

Il buio di quella stanza ti avvolge, nemmeno t’accorgi (ne ti ricordi) che nella stanza adiacente c’è bisogno di tutta la luce delle grandi finestre perchè l’opera in essa vibri della sua potenza propria.

In quel buio un loop cadenzato di passi in progressi senza pace battono il suolo senza tregua, senza fare altro rumore, che non sia il pestare, sono inesorabili. In un’unica soluzione di continuità.

L’andare compone una texture di corpi in movimento,

linee stratificate di corpi in marcia,

silhouette color del fango percorrono la parete bianca,

ad avvicinarsi troppo a quel muro, i corpi si deformano in filo spinato. la crudeltà inaudita dell’Uomo è dietro o forse dentro ogni simulacro.

Da profugo esodato ad auguzzino, il passo può essere breve e repentino quanto un battito d’ali di colibrì.

Sulla spianata di centinaia di corpi in viaggio si stagliano due ombre, una è certamente una donna velata, tiene per mano una seconsa figura più piccola e regolarmente se ne distacca a simulare quel dolore profondo, racchiuso in un gesto piccolo delle mani.

Quando il distacco è compiuto un accidente emerge dalla texture stessa, scuotendo la regolarità del movimento. Eccole le crepe, percorrono lo superficie con la potenza di un virus. Niente può tornare ad essere lineare.

Impossibile far vincere l’illusione di una soluzione. Se alla disperazione può esserci una fine solo il futuro potrà esserne testimone.

La provenienza mediorientale dell’opera ha il suo indizio chiave nella donna velata, ma quando la descrizione indica il punto preciso di creazione dell’opera tutto acquisisce il senso.

Il luogo, lo spazio dell’opera è Tel Aviv.

Il senso si compie, nell’accezione univoca del termine.

Nello stesso tempo il geroglifico diviene accessibile.

Grazie Michal. 

my next reading wish

L’amalia-api è tornata più vera dell’immaginabile

e questa volta è bambina.

Stamane il mio piccolo contributo è andato a questo documentario che avvicina la Siria forse tanto quando Sarajevo era vicino a noi vent’anni fa.

La gente della Siria in cerca di futuro è di fatto molto più vicina a noi di quanto i telegiornali vogliano dirci con i numeri degli sbarchi.

Con questo lavoro, così come mi era già capitato con Mare Chiuso due anni fa a quella disperazione che nel viaggio tramuta in speranza io finalmente darò delle facce, e con loro delle storie da raccontare ai miei nipotini affamati di verità e sogni migliori.

Per contribuire:
https://www.indiegogo.com/projects/io-sto-con-la-sposa-on-the-bride-s-side—2

Night people, I’ll get drunk to fall into my own nightmares.

Night people, I’ll get drunk to fall into my own nightmares.

Might one day the fall changes into a ray of light
That day I will be proud of myself
in the meantime I’m in a no talking mood
sensitive goldfish
I’ve paid the cost too late
Now you’re gone
Falling slowly  

There’s so much light in this finale.

It’s inspiring me to love everything around.