Quel rumore dentro, che ha cambiato forma.
Prima raschiava,
ora persiste
è un mix letale di pienezza e paura,
paura forse non è il termine esatto,
è come un brivido,
un momento di esitazione.
Quell’ attimo prima di agire, di parlare, di muovere un passo.
L’esitazione che qualcosa non resti, che passi inascoltato,
non una parola, un foglio di parole,
una pergamena di speranze e desideri senza forma ancora ma trepidanti
in attesa di nascere, divenire.
Quel rumore dentro, che ti fa sentire la fame anche quando sei sazio,
sei lontano
l’anima è a digiuno del cuore che lo completa,
così il rumore resta, non assordante ma continuo, inondante d’assenza.
Quel rumore, l’esitazione è il segno l’origine di una dipendenza innocua
accetto le conseguenze dell’amore
desiderio di condivisione, un intero indefinito che trova confini dove il corpo non si concede.
Quel rumore, volontà precisa di cercare sfumature nuove.
Non sono più sola, ho ritrovato me stessa,
dopo che Breathe me mi aveva mostrato i colori ruvidi e roventi dell’abbandono.
“Auch! I have lost myself ”
Ho ritrovato me stessa
consapevole che quel rumore è la mia sentinella di un equilibrio possibile
calibrato dalla necessità di restare pulita.
L’esitazione, quel rumore, è l’eco della mia disillusione che mi ha rimesso al Mondo e
giorno dopo giorno mi insegna di nuovo ad amare.
Ho ritrovato te e,
quel rumore la mia unica certezza di ritrovarmi sempre
nel tuo labirinto.
Ora riesco a vedere che cosa siamo. Noi.
Ho trovato le parole che cercavo, non ho paura ad usarle
ma so che il Mondo può restarne fuori, la Rivoluzione è dentro,
confida segreti a forma di scrigno pronti a scivolare in un’intimità esclusiva.
Racchiudo e preservo,
mi prendo cura di te,
i funghi attenuano il sapore di latte, la panna si colora.
Condisco le pappardelle e tu impari a riconoscere ciò che nutre
dimentichi l’avidità, perché prima di scartare il dessert
bacio sempre i tuoi occhi
profondi e sconfinati quanto il fumo nel vento.