Ieri c’era una strana congiunzione astrale, è cosa certa.

Ed essere in coppia cambia poco questa cosa, anche questa è cosa certa. 

Puoi sfogarti e chiedere scusa, questo fa la differenza.

I tuoi progetti restano sospesi, i tuoi desideri in attesa, ma vivi e vibranti.

Questo aggiunto al sole del mattino e la domenica vuota di cose da fare per forza

fanno credere che forse oggi e davvero “un altro giorno”,

mentre ieri pensavi solo fosse una citazione edificante di un colossal fine Anni Venti.

Passo e chiudo. 

Taking care

Quel rumore dentro, che ha cambiato forma.

Prima raschiava,

ora persiste

è un mix letale di pienezza e paura,

paura forse non è il termine esatto,

è come un brivido,

un momento di esitazione.

Quell’ attimo prima di agire, di parlare, di muovere un passo.

L’esitazione che qualcosa non resti, che passi inascoltato,

non una parola, un foglio di parole,

una pergamena di speranze e desideri senza forma ancora ma trepidanti

in attesa di nascere, divenire.

Quel rumore dentro, che ti fa sentire la fame anche quando sei sazio,

sei lontano

l’anima è a digiuno del cuore che lo completa,

così il rumore resta, non assordante ma continuo, inondante d’assenza.

Quel rumore, l’esitazione è il segno l’origine di una dipendenza innocua

accetto le conseguenze dell’amore

desiderio di condivisione, un intero indefinito che trova confini dove il corpo non si concede.

Quel rumore, volontà precisa di cercare sfumature nuove.

Non sono più sola, ho ritrovato me stessa,

dopo che Breathe me mi aveva mostrato i colori ruvidi e roventi dell’abbandono.

Auch! I have lost myself

Ho ritrovato me stessa

consapevole che quel rumore è la mia sentinella di un equilibrio possibile

calibrato dalla necessità di restare pulita.

L’esitazione, quel rumore, è l’eco della mia disillusione che mi ha rimesso al Mondo e

giorno dopo giorno mi insegna di nuovo ad amare.

Ho ritrovato te e,

quel rumore la mia unica certezza di ritrovarmi sempre

nel tuo labirinto.

Ora riesco a vedere che cosa siamo. Noi.

Ho trovato le parole che cercavo, non ho paura ad usarle

ma so che il Mondo può restarne fuori, la Rivoluzione è dentro,

confida segreti a forma di scrigno pronti a scivolare in un’intimità esclusiva.

Racchiudo e preservo,

mi prendo cura di te,

i funghi attenuano il sapore di latte, la panna si colora.

Condisco le pappardelle e tu impari a riconoscere ciò che nutre

dimentichi l’avidità, perché prima di scartare il dessert

bacio sempre i tuoi occhi

profondi e sconfinati quanto il fumo nel vento.

Gli alieni non piangono

Sotto le note di The Wolf (I e II), un bambino lascia il frastuono della celebrazione di suo padre,

passa attraverso la porta girevole, una di quelle a vetri, di quelle di cui ho sempre sognato di varcare la soglia. E’ sempre stata questione di misure, era sempre troppo poco lo spazio tra una pala e l’altra della porta.

Così il mio rimane un sogno, tanto quanto al quel padre arrivato resteranno per sempre le ossa rotte.

Li raggiunge la donna che ha fatto del suo esibizionismo post traumatico, la caratteristica dominante di un carattere poco dedito ai drammi.

Ha un andare asciutto, seppure imperfetto, cadenza l’adatura una gamba dopo l’altra, un passo alla volta, un giorno alla volta, un puntino punta un altro, sul foglio grande, sullo schema del Mondo che le rimane precluso alla vista.

Le sue scelte comporranno il suo destino.

E’ una combattente anche se non ha sempre saputo di esserlo.

Droite e gauche. Droite e gauche. Droite e gauche.

Ha finito le lacrime del cuore, dagli occhi non escono che ricordi desideri e suggestioni;

non dorme seduta, vuole che il cuore salga negli occhi, ma non succede.

Si volta guarda indietro, tutti intorno piangono della vita che vibra dei sentimenti.

Lei no, non più, è orfana di illusioni e temprata dalle ferite. Ne ascolta i rumori, piange col pensiero dell’Amare Incontaminato di cui non è più capace.

Di nuovo dopo molto tempo non accetta di essere amata, 

poichè manca la piena reciprocità.

Soffre l’impazienza di chi l’aspetta, sente quanto poco scavino le parole da dietro una cornetta.

Non lo accetta.

Sceglie il silenzio. Nuova religione. 

Forse è questo il colore della pace.

past and present

Questo è per te

che ascolti i miei tumulti 

nel cuore dei miei ritagli di tempo

saprai del mio futuro 

non troppo tardi ne troppo presto.

No monster no ghosts 

no nightmare no witches

But thanks.

“c’è scritto state lontani…”

N. e/o F.

I tuoi riccioli le gambe magre e lunghe da trampoliere, anatomista.

Gli occhi in cui mi lasci entrare.

Oggi mi sono mancati tanto da togliermi il fiato.

Sono venuta a cercarti, non c’eri 

ho mancato il tuo rifugio.

Ti immagino tra una macchina senza assicurazione

il cane della tua ragazza, 

le tratte dei treni regionali che ti fanno viaggiare 

dove le rotaie si assottigliano 

si crea un solco, traccia della tua vita di pendolare 

tra fili parentali, necessità e desideri infranti.

In fondo è davvero nel dislivello che si misura la vita gli attimi e tutto ciò che conta.

Minchia, quando parlo così il rumore dell’assenza è a un passo dal frastuono.

Ti aspetto, presto.

I won’t try to fix you

Sotto il suo cielo. Classico.

                                                 Grazie a Daniele Segre e Maria Teresa Soldani

L’eco del Battistero e del Duomo si leva,

si può quasi sentire

nelle facce dei bassorilievi, le cavità orali aperte che sembrano vive.

I marmi, i materiali, i suoi strati,

i gradini lisi e lisci, incuneati,

le stortitudini delle andature disorientano i visitatori troppo spesso occasionali.

Tutto nel triangolo mistico e monumentale della Piazza appare un miracolo il suo nome diviene mero sottotitolo all’emozione.

Piazza dei Miracoli: quotidiani tanto quanto attesi e imminenti nello stesso tempo.

Trasuda umanità, nei suoi dettagli si accomoda e si impreziosisce delle sue piccolezze indicibili, inno alla fruibilità per l’empatia umana.

Sipario poetico, che solo citazioni alte e pascoliane insieme, riescono ad evocare, a figurare.

Se è vero che nelle mani di ciascuno sono tracciate le curve di ogni Vita, allra la Torre di Pisa è la più grande narratrice di destini.

Nel silenzio di un’epifania, due occhi guadenti e infantili danno voce a quei destini…

La Torre di Pisa è Viva.

happy to have a poster

happy to have a poster

Listen,

I don’t know who you are, cause probably I haven’t meet you yet.

Whatever please find me

I need the longest hug in the world, and your hands round my face

I don’t need any word cause I’ll be able to feel your good for me.

I already love you even if I don’t know the way.

Luckly